Oltre l’Italia c’è solo l’Italia. Europee 2014


Adesso tutti zitti. Non noi elettori ovviamente, ma i futuri eletti (leader politici, politici senza leader, portavoce, portaborse e cazzi vari) dovranno tacere almeno fino a lunedì mattina. O meglio, dovrebbero, visto che Silvio Berlusconi ha infranto il silenzio elettorale poche ore fa, dicendo che è in arrivo un «pericolo da sinistra e dal Movimento 5 Stelle» (non si capisce se per sinistra intenda Alexis Tsipras o semplicemente un’automobile che in quel momento veniva effettivamente da sinistra). Sta sinistra – per giunta pericolosa – l’ha vista solo lui, ma vabbè. Occhi e orecchie meritano finalmente un po’ di sano riposo (Berlusconi permettendo) dopo questa bruttissima – non per chi ama il trash – campagna elettorale per le Elezioni Europee 2014.

Francamente non ho deciso cosa votare per le europee e come alle scorse politiche andrò alle urne con un umore decisamente demmerda, ritenendomi non rappresentato e  fiducioso, come al solito, solo nei confronti di Francesco Totti.

Francesco Totti. Foto di Gazzetta.it

Francesco Totti. Foto di Gazzetta.it

Ne prendo atto e deciderò in cabina elettorale, proprio come la scorsa volta: credo vincerà il cuore e quel poco di speranza cromaticamente rilevante residua. Ah, si vota anche nel mio comune e qui ho già deciso cosa votare, o meglio chi non votare. La spocchia e i contenuti politici di certa campagna elettorale (vuota e con scappellamento sempre più a destra) mi ha indicato la “via migliore”, lontana da chi crede che tutto sia scontato e dovuto (nonché prematurato) e continua a crederlo con inaspettata presunzione.
Discorso Europa: quale partito ha parlato di Europa in questa campagna elettorale? Renzi? Grillo? Alfano? Francamente ho sentito dire un po’ da tutti i candidati qualcosa che suona più o meno come «dobbiamo entrare in Europa per dare speranza all’Italia e agli italiani». In che modo e per fare cosa nessuno lo ha capito, ma il meccanismo è stato «se capisco che non mi voti, ti coprirò d’insulti». Questo è stato il canovaccio di questa campagna elettorale recitato dai leader ma soprattutto, cosa per me più grave, dai militanti e simpatizzanti vari. Che di tutto si stanno occupando tranne che di Europa.

Al netto di quanto ho sentito in giro e di quanto è stato detto a me, miei amici, miei conoscenti, ho capito che:

a) se non voti Pd sei un grillino, uno con cui non vale la pena neanche parlare, uno che non usa il cervello, un disfattista, un antidemocratico, un buffone, un ignorante, sai solo insultare, non proponi nulla, tieni in vita Berlusconi, sei uno straccione, un morto di fame. Votare il Pd è l’unica cosa da fare, il resto è nulla e col nulla non si discute.

b) se non voti il Movimento 5 Stelle sei un piddino, un corrotto, un colluso, uno che non vuole cambiare niente, un comunista del cazzo attaccato alle ideologie, sei un povero vendoliano, un poveretto che è rimasto a Craxi, uno che alimenta la mafia. Votare il movimento è l’unica speranza, sei un democristiano ripulito.

c) se non voti Tsipras sei un piddino, sei un grillino, sei un ignorante, sei un buffone, sei un colluso, sei uno che abbandona i propri sentimenti, sei uno che rinuncia al cantiere della sinistra italiana, sei uno che vuole dare il potere a Schulz o a Grillo, non puoi dire di essere rosso, vuoi l’Europa delle banche, non vuoi cambiare nulla, ci appoggia anche Rodotà perché non lo fai anche tu, guarda che endorsement, allora preferisci le larghe intese (Pd/l) o il nulla (M5S).

Matteo Renzi, apparso in affanno negli ultimi comizi.

Matteo Renzi, apparso in affanno negli ultimi comizi.

Non c’è bisogno che vi faccia notare come alcuni epiteti (non tutti per fortuna) coincidano alla perfezione gli uni con gli altri e come il meccanismo del tifoso da curva Sud (o Nord, qui poco importa) si sia instaurato nella produzione dialettica del dibattito politico. Non a caso non ho citato le forze (forze?) di destra, ma abbiate pazienza, arriveremo anche a loro.

Riassumendo la campagna, chiunque avrà notato che:

Partito Democratico: Renzi ha voluto attivare l’iter per sti benedetti 80 euro prima del 25 (a mio avviso una sottospecie di obolo) proprio perché altri argomenti da portare avanti non ne avrebbe avuti. Se la Picierno non avesse detto che con 80 euro una famiglia ci fa la spesa per due settimane il Pd avrebbe avuto sicuramente più chances. Renzi ha girato l’Italia per mostrare che si tira su le maniche della camicia e che vuole lavorare (nonché correre sul tapis roulant), ma le coperture economiche per questi 80 euro ancora non sono chiare. L’ufficio tecnico del Senato ha dubbi in merito, ma lui dice – riassumendo – che il Senato rosica e gli fa un dispetto perché vuole abolirlo, non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù etc. Dice che saranno «per sempre» e se gli si dice che le cose non basta annunciarle ma anche produrre testi ufficiali si offende. Dice a Grillo di sciacquarsi la bocca prima di parlare di Enrico Berlinguer e sono pure d’accordo, purché se la sciacqui anche lui, visto che preferisce fare le riforme istituzionali con Berlusconi piuttosto che tenerlo a debita distanza. Probabilmente il Pd prenderà più voti per le europee, ma non avranno quel vantaggio schiacciante nei confronti del M5S, visto che Renzi, nelle ultime uscite, è sembrato piuttosto confuso e preoccupato.

Beppe Grillo mentre legge i sondaggi di qualche settimana fa. Foto di sorrididomaniandrapeggio.org

Beppe Grillo mentre legge i sondaggi di qualche settimana fa. Foto di sorrididomaniandrapeggio.org

Movimento 5 Stelle: Grillo rischia (con un po’ di fantasia) di insidiare Renzi e di scippargli il primato delle preferenze come accadde nelle scorse politiche con Bersani. Curioso per un movimento nato dal nulla consolidare il 25% e mirare in alto. Viva l’ottimismo. La campagna elettorale è stata un po’ bloccata e ripetitiva (Schulz vaffanculo, #vinciamonoi, la peste rossa, la lupara bianca, sono oltre Hitler) ma non sono mancate anche buone performances, come quella nel salotto di Vespa e negli ultimi due comizi di Grillo a Firenze e Roma, alternando giorni e città (ma non piazze) con Renzi. Nelle ultime uscite il leader del M5S pare essersi calmato ed è apparso meno aggressivo nei confronti degli avversari politici, invitandone i genitori (di Renzi) e i figli (di Berlusconi) a condurli nella propria abitazione con affetto e dolcezza. Sconcertante la trovata degli sputi digitali e dei processi collettivi («si scherza eh!» ha detto ieri nell’ultimo comizio a Roma); ovviamente divisiva l’indebita appropriazione della figura di Berlinguer. Stranamente è emerso con vigore un inaspettato Gianroberto Casaleggio, che prima cita Giovanni XXIII dicendo «fate una carezza ai vostri cari, e ditegli che è da parte del Movimento» per poi passare al mantra di Star Wars «che la forza sia con noi». Discorso analogo, a mio parere, con gli 80 euro picierniani: anche sta sparata si poteva evitare.

Forza Italia: Berlusconi è sempre più stanco, invecchiato e privo d’idee, ma non di autostima. Dopo di lui cosa sarà il centro destra? Boh. Comunque promette dentiere, sgravi fiscali su cibi per cani e mille euro al mese alle casalinghe (giuro, non sto scherzando). Tende e pentole a pressione stavolta non le ha promesse, ma ha garantito una manciata di voti a Grillo definendolo «assassino» e simile a «de Roberspierre, Pol Pot, Hitler, Stalin, Lenin», Macchianera, Pietro Gambadilegno e Mike Tyson. Silvio si offende pure con Renzi che lo ha paragonato a Grillo («sono due facce della stessa medaglia») ma poi ci fa pace e va da lui al Nazareno, per costruire una legge elettorale ad personas. È evidente quanto ormai sia veloce il suo declino: sta scontando in una casa di cura per anziani la condanna per evasione fiscale e ciononostante i nostri meravigliosi media fanno a gara per invitarlo in tv. Ma non me la prendo con Berlusconi che va in televisione bensì con i giornalisti: le reti che – ricercando ascolti da urlo – invitano un condannato (4 anni di reclusione) per frode fiscale e falso in bilancio con lo scopo di farlo parlare su come vorrebbe (??) amministrare lo stato hanno la stessa funzione educativa che avrebbe un programma tv dedicato al babysitting che invita Annamaria Franzoni (16 anni per omicidio del figlio) per parlare di maternità e pedagogia.

Nuovo Centro Destra: Chi?

L’altra Europa Con Tsipras: Dopo mesi in cui la stampa s’è ostinata a definirla Lista Tsipras, il leader di SYRIZA riesce solo nelle ultime due settimane a ritagliarsi un briciolo di spazio nelle tribune elettorali italiane. Buona l’idea della sinistra radicale europea, peccato per il solito e italianissmo – già visto – film del salimo tutti sur carro. Importanti gli endorsement di Rodotà, Zagrebelsky e Camilleri. La lista brilla per la candidatura di Barbara Spinelli e Sandro Medici, ma cala per la candidatura dei deputati di Sel, partito che mi ha personalmente deluso (e manco poco). Non gode di ottime previsioni.

Il segretario della Lega Matteo Salvini in un dibattito televisivo.

Il segretario della Lega Matteo Salvini in un dibattito televisivo.

Lega Nord: I più operosi in questa campagna elettorale. Nonostante non condivida un accidenti del loro pensiero e delle loro proposte (via l’euro, via i clandestini), bisogna ammettere che hanno cambiato totalmente marcia rispetto alla Lega bossiana autoreferenziale, secessionista e chiusa al confronto. Salvini (Dio mio..) è andato in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e persino a Roma. Lo potevi vedere in tv dalle 6 di mattina alle 23 su tutti i canali. Ha azzeccato la mossa più populista in queste elezioni europee inserendo le parole NO EURO nel logo, abbracciando i voti di chi reputa la moneta europea l’unica causa della crisi (che non c’è). E il bello è che hanno girato l’Italia per dire che gli immigrati sono la rovina del paese quando bastava un po’ di semplice autocritica, anche dal proprio divano o sul water, per capire che è l’italiano opportunista il male del paese. Per lo meno non sono rimasti sulle coste del Piave come hanno fatto in passato, di questo gliene va dato atto.

Scelta Europea: Da Sciolta Civica (cit.) ehm, Scelta Civica (che si è sciolta veramente), Fare per Fermare il Declino (taci miserabile, per i più nerd) e Centro Democratico (Tabacci) arriva la candidatura di Guy Verhofstadt. Altre informazioni non sono pervenute.

Questa sarà la cornice che porterò domani alle urne. Niente mi convince, ma qualcosa voterò e come me faranno credo molti altri elettori non tifosi. A chi tifa invece vorrei dire di rispettare le idee di tutti, di togliersi questa cattiva abitudine (alimentata dai leader politici, ahinoi) di insultare chi la pensa diversamente o chi crede in un altro sogno, spogliandosi della spocchia e della presunzione (e magari anche della supercazzola). Pensateci tifosi, pensateci.

Chiudo e vi chiedo: ma alla fine qualcuno ha parlato ogni tanto dei problemi dell’Europa? A me non pare.

Domani, in ogni caso, andate a votare e #statesereni. Alle prossime elezioni, recenti o lontane, politiche o comunali che siano, insultate di meno e non cacate il cazzo a Berlinguer. Tutti.

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Omofobia: l’Italia LGBT oggi


Omofobia, statistiche, differenze culturali tra centri e periferie, strategie per il riconoscimento dei diritti ma anche responsabilità dei media nel consolidare stereotipi e pregiudizi attraverso un linguaggio che rischia di giustificare atteggiamenti di diffidenza quando non di intolleranza. Tutto questo sarà oggetto, nella giornata di oggi 14 maggio, della conferenza “L’Italia LGBT oggi – Informazione, sicurezza e obiettivi”, che inizierà alle 10 e si terrà presse la Sala del Consiglio del primo municipio di Roma (via della greca 5), organizzata da ANDDOS (Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale) e dall’associazione Gaynet col sostegno di Roma Capitale nell’ambito della Rainbow week.

Omofobia l'Italia_LGBT oggi

Omofobia: il ruolo dei media“La violenza mediatica che ha assunto il dibattito sui diritti civili e l’inadeguatezza di certa classe politica mettono in pericolo la sicurezza quotidiana delle persone LGBT” scrive in una nota Gaynet: secondo l’associazione oggi si assiste alla nascita di una “seconda generazione” di LGBT di ogni età e che sta scoprendo i propri orientamenti in modo molto più lento e graduale rispetto alla generazione di “dichiarati” precedente; proprio per questo si avvertirebbe, sempre più spesso, la necessità di collaborare con chi lavora nel mondo dell’informazione e della comunicazione, che troppo spesso, rischia di vanificare gli sforzi di chi vuole superare schemi e stereotipi usando purtroppo terminologie poco pertinenti a certi casi di cronaca come “ambienti particolari”, “festini gay”, “omicidi gay”, “trans” sempre al maschile, matrimoni tra “maschi”, “ideologia gay”, “teoria del gender”, “terapie riparative”, “famiglie gay” in relazione a LGBT. L’associazione si propone dunque di combattere qualsiasi atteggiamento, anche a livello comunicativo, che possa risultare lesivo nei confronti di persone LGBT. Tra gli strumenti a disposizione delle associazioni a difesa dei diritti LGBT e dei circoli ludico – ricreativi che li sostengono c’è il dialogo e ad aprire la conferenza sarà il Presidente di ANDDOSMario Marco Canale. Nel corso della giornata si parlerà anche del rapporto con le Istituzioni, della sicurezza nella città di Roma e verrà proiettato un cortometraggio sull’omofobia. Le ultime battute saranno quelle di Rosario Coco, presidente di Gaynet che affronterà il tema dell’informazione al prossimo Roma pride.

Omofobia: stop ai pregiudizi – Oltre al piacere di ospitare un convegno che – si spera – riesca ad allargare gli orizzonti di qualche mente (poco) pensante, durante l’evento non mancherà l’occasione di commentare il recente successo di Conchita Wurst al recentissimo Eurovision Song Contest, trionfo che a livello mediatico (ma non solo) si spera possa aver sussurrato una ventata di ottimismo nello stagno europeo, contribuendo al superamento di sciocchi e attempati pregiudizi.

pubblicato il 14/05 su Female World

Se una notte d’inferno un viaggiatore


«Non ho visto l’espressione di uno stato forte […] Mia figlia stamattina mi ha detto “mamma, voglio andare via dall’Italia”». A parlare non è la madre di una disoccupata qualsiasi (laureata o no poco importa) ma sono le parole di Marisa Grasso, la vedova di Filippo Raciti. Raciti chi? Quell’ispettore di polizia ucciso a Catania il 2 febbraio 2007 durante i disordini scoppiati alla fine del derby Catania – Palermo al di fuori dello stadio etneo Massimino.

Durante gli scontri a Catania perse la vita Raciti. Foto di tg24.Sky.it

Durante gli scontri a Catania nel 2007 Raciti perse la vita. Foto di tg24.Sky.it

Ma mo’ che c’entra? C’entra purtroppo, perché l’altro ieri a Roma, durante la finale di Coppa Italia (Napoli – Fiorentina) giocata allo stadio Olimpico di Roma è successo un casino e purtroppo qualcuno ha inneggiato ad Antonino Speziale, condannato a 8 anni dalla Cassazione per omicidio preterintenzionale nei confronti del suddetto Raciti. Ma andiamo con ordine.

Riassumendo – e purtroppo banalizzando – riepilogo molto semplicemente quanto accaduto ieri nella Capitale, per arrivare infine al senso delle parole di Marisa: sembrerebbe che un ex (??) ultrà giallorosso, vicino ad ambienti neofascisti, abbia sparato ad alcuni tifosi napoletani, ferendone lievemente diversi ma lasciandone uno in fin di vita (Ciro). Prima della partita la notizia è circolata tra le tifoserie (notizia che includeva però morti inesistenti) e la questura ha deciso di attendere prima di dare il via libera al fischio d’inizio. Pare che le società abbiano chiesto alle forze dell’ordine di informare le due tifoserie su quanto accaduto e il capitano della squadra partenopea Marek Hamsik informa tal Gennaro Di Tommaso, detto Genny ‘a carogna (noto con piacere l’apostrofo usato dalla stampa per segnalare l’aferesi nell’articolo) che Ciro non è morto e che i tifosi viola non c’entrano nulla con gli spari. A quel punto la partita si può disputare e in molti si chiedono: com’è possibile che Genny ‘a carogna abbia potuto decidere l’inizio della finale? In realtà le fonti ufficiali smentiscono che ci sia stato un accordo tra “stato” e Genny per iniziare il match (ma se è per questo smentiscono pure la trattativa tra Stato e Mafia), contraddicendo non solo l’informazione data dai telecronisti della Rai in diretta ma anche la ricostruzione offerta da Quotidiano Nazionale. Dunque chi ha deciso cosa? Francamente poco importa, questi sono dettagli rispetto al viaggio infernale che Ciro sta percorrendo, ferito gravemente dalla follia di un gesto inspiegabile che difficilmente si può liquidare con un «non c’entra niente col calcio». Invece c’entra eccome col calcio: si fotta quell’italianissimo e recente buonismo pseudosportivo. Prima ammetterà il (bel?) paese di avere problemi (serissimi, tra l’altro) di cultura sportiva e prima si potrà porre rimedio all’educazione dei tifosi del futuro. Anche perché su quelli del presente, vista la palese mancanza di sportività, oggettività e rispetto (a partire dai protagonisti di certo sport), mi pare ci sia ben poco da fare.

A condire il tutto con spezie politicheggianti è la presenza, durante i fatti, del presidente del senato Grasso e del Consiglio Renzi, mai visto così in imbarazzo come nel video che lo ritrae cantare l’inno di Mameli (eclissato dai fischi prima della partita) allo stadio. Forse si sarà vergognato per una questione d’immagine; sì l’immagine alla fine è quel che conta e quella di questo paese è più o meno di uno stato se non in ginocchio leggermente chinato (se non a pecorina), forte coi deboli (vedi Aldrovandi, Cucchi, Magherini) e debole coi (presunti) forti. Ma Genny non si considera uno di questi “forti” e smentisce di aver trattato con lo stato: avrebbe solo chiesto informazioni sullo stato di salute dell’amico Ciro. Comprensibile? Secondo me no, ma sarò crudele io, che dirvi..

Gennaro con la coppa Italia (di due anni fa). Foto di www.unita.it

Gennaro con la coppa Italia (di due anni fa). Foto di http://www.unita.it

Ok, riassunto fatto, ma quindi? Marisa Grasso perché avrebbe dovuto pronunciare quelle parole così amare e soprattutto perché la figlia dovrebbe andarsene? Purtroppo il nostro Genny era sugli spalti con indosso una maglietta di colore nero che recava la scritta «SPEZIALE LIBERO». Quello Speziale che abbiamo ricordato prima, quell’Antonino. Sì, lui, ritenuto – da Gennaro – vittima di un’ingiustizia. Altro viaggio infernale è dunque quello della notizia, che passa attraverso commenti più o meno originali, più o meno sdegnati, tra una viva e vibrante preoccupazione e un monito di severità nei confronti dell’accaduto ma che poi sfocia nel pelago dell’umana indifferenza. Una cara amica dalla Francia mi chiede cosa possa creare questa «confusione tra sport e minchionaggine della gente», mi dice che «tutta questa storia intorno al calcio e alla sottocultura degli italiani fa davvero venire i brividi e tremare dalla paura». Purtroppo devo risponderle (si può essere interessati allo sport e avere un’opinione anche senza essere assidui curvaroli) che non è come dice lei “una sottocultura”, perché troppo spesso dinamiche illogiche governano questo paese e continuano a farlo in modo sempre più regolare da determinare una vera e propria “cultura” del sovvertimento di gerarchie. Viene da sé che anche il calcio, così come lo stato, è espressione di un popolo. Il nostro è così: sentito e passionale, spesso sopra le righe e al limite della decenza, come la maglietta con la stampa SPEZIALE LIBERO. Amica mia lo sai bene che in Italia i condannati in via definitiva per frode fiscale possono riscrivere la Costituzione e la Legge Elettorale, possono scontare la propria pena ai servizi sociali piuttosto che in carcere e ciononostante fare campagna elettorale a reti unificate? Lo sapevi che in Italia chi uccide un ragazzo indifeso di appena 18 anni viene applaudito dai poliziotti? In Italia tutto questo è possibile e lo sapevi, forse ne avevi un ricordo appannato. Resta in Francia amica mia, anzi, preparami presto un bel divano perché la necessità di ricominciare altrove a vivere, anche per respirare un clima sportivo sano e leale (che non è la priorità ma un diritto di un paese civile) è sempre più pressante. Cara amica, ovvio che Genny non è il male del paese, ma la sparatoria che vede Ciro ferito, la curva che in qualche modo viene ascoltata prima della partita, la presenza inerme dello Stato allo stadio e la festa del post partita dovrebbe ricordarti come mai, dopo la morte di Raciti, il calcio si fermò di solo una settimana e poi tutto passò nel dimenticatoio. Ma non per Marisa Grasso: lei dovette ricostruire una famiglia (come tanti fanno), spiegare ai due figli che allo Stato bisogna credere affinché la morte di papà non risulti vana.

Foto di corriere.it

Genny sembra dire #statesereni. Foto di corriere.it

Amica mia, tu cosa diresti adesso alle figlie di Marisa? E soprattutto cara amica, secondo te qui è possibile andare allo stadio, #staresereni e in allegria, godendosi la partita? Qualche abbonato  magari ti risponderà di sì, mettere la testa sotto la sabbia va sempre bene, al massimo ci si rovina la pettinatura hipster ma in sostanza va bene (solo l’immagine si rovina, ricorda). Io invece ti risponderò molto sinceramente «Cor cazzo amica mia».

PS: la finale poi l’ha vinta il Napoli (3-1) ma cara amica, chi ha perso lo hai capito anche tu.

 

La serpentina del Petit Prince Pjanic e il rumore dei maroni che si rompono


Totti al tiro. Foto di Attual.it

Totti al tiro. Foto di Attual.it

PPP in Italia (e non solo) è la sigla che ricorda le iniziali di Pier Paolo Pasolini. O di Petit Prince Pjanic. Eh già, perché ieri allo stadio Olimpico l’estroso centrocampista bosniaco ha deliziato, con una serpentina degna di nomi leggendari, centinaia di migliaia di spettatori (stadio + tv a pagamento+ streaming fuorilegge). La prestazione maiuscola della Roma è stata facilitata da un Milan imbarazzante, soprattutto in fase offensiva, e dalla scarsa temerarietà di Seedorf, che ha impiegato troppo tempo per capire l’andazzo e prendere provvedimenti. Il Diavolo si è svegliato solamente a fine partita (dall’80’ in poi) e ha provato a punzecchiare – senza mai riuscirvi – solo quando la Roma ha perso lucidità. Le sgroppate e la maturità difensiva di Dodò, lo spirito di sacrificio di Ljajic e la tempestività di Nainggolan sono stati ingredienti fondamentali per sfornare una vittoria fondamentale sotto il profilo psicologico. La Juve oggi è a +5 punti ma con una partita in meno rispetto ai giallorossi: lunedì col Sassuolo i bianconeri avranno la possibilità di riportarsi a 8 lunghezze dalla Roma, quando mancheranno ormai solo 3 match. Fa benissimo Garcia a ricordare che nulla è già deciso, che la speranza è l’ultima a morire e che la squadra ha tradotto in certezze le potenzialità manifestate a inizio stagione.

Il gol di Pjanic. Foto di Repubblica.it

Il gol di Pjanic. Foto di Repubblica.it

Tornando alla partira di ieri si deve segnalare un gol da cineteca di Pjanic: l’eleganza principesca con cui “finta” e salta 3 avversari è roba da stropicciarsi gli occhi e pazienza per quel cartellino giallo (stupida regola) rimediato per essersi tolto la maglia, l’abbraccio della curva se l’è goduto tutto. Ma da casa in tanti lo hanno abbracciato e in tanti continuano a farlo a molte ore di distanza dal fischio finale. Il secondo gol della Roma (secondo alcuni in fuorigioco) è stato segnato da un rapace Gervinho, pronto a insaccare una palla non trattenuta da Abbiati su tiro di collo pieno esploso al volo dal Capitano. L’unica azione milanista degna di nota è quella eseguita da Robinho, che a palla irraggiungibile decide di tatuare, col piede a martello, i tacchetti dei suoi scarpini sulla caviglia del buon Toloi, oggetto non più misterioso della Roma post-natalizia e che rischia di saltare questi tre ultimi e importantissimi match. Dubitiamo che verrà applicata la #LeggeDestro.

Lo stadio in festa fa rumore, così come il tintinnìo dei maroni che si rompono all’ennesima querelle che vede Balotelli per protagonista. Polemico con Seedorf al momento del cambio, l’attaccante rossonero ha risposto in modo piccato ai vari Marocchi, Boban e Panucci, critici nei confronti del suo comportamento dentro e fuori dal campo. Come tutte le cose che in eccesso stufano, anche questa continua ricerca della provocazione a Balotelli da parte di certa stampa ha francamente seccato. Non credo di essere considerato eretico se dicessi che farebbe piacere a tutti, a noi e a lui (ma non alla stampa, of course), che si parli meno di Balotelli. “Normalizzarlo”, come uomo e calciatore, non potrà che far bene all’uomo ma soprattutto al calciatore, viste le eccessive attenzioni dedicategli sin dai tempi della Primavera e che, parere mio, stanno minando il suo potenziale fisico, tecnico e soprattutto psicologico.

Dopotutto anche Balotelli ha diritto a #staresereno. Se poi sarà lui a cercarsele, bòn.

Qualunquismo o Laqualunquismo?


Fare attenzione alle parole e prendere atto delle evoluzioni semantiche, dei prestiti linguistici, dei forestierismi e dei neologismi non è solo il dovere di un linguista o di chi scrive per fare informazione, ma dovrebbe esserlo anche per un semplice elettore (e quindi cittadino). Tutti sappiamo cosa vuol dire e con quale accezione il sostantivo “qualunquismo” venga usato più spesso (soprattutto oggi, periodo in cui il dibattito politico è sempre più aspro ma privo di contenuti). Nel terzo millennio raramente si apostrofa come “qualunquista” un nostalgico di Guglielmo Giannini , fondatore nel 1946 del Fronte dell’Uomo Qualunque; più frequentemente tale aggettivo vuole indicare un atteggiamento di sfiducia, anche aggressiva, nei confronti di istituzioni, politici e pubbliche amministrazioni.

Una tessera d'iscrizione al FUQ (Fronte Uomo Qualunque)

Una tessera d’iscrizione al FUQ (Fronte Uomo Qualunque). Fonte: studistorici.com

Nonostante i dizionari on line (Hoepli, Treccani) riportino come prima definizione quella riferita al movimento politico post-fascista sopra citato, nel corso delle ultima legislatura (e mezzo) questo vocabolo è apparso sempre più in relazione ai vari moti antipolitici o antipartitici sorti in seno alla crisi socio-economica italiana, indicando così (per estensione) quei cittadini aprioristicamente polemici e negativi verso  la politica e coloro che sviliscono qualsivoglia impegno civile e sociale.

Adesso allontaniamoci parzialmente dalla storia del qualunquismo ma rimaniamo a portata di politica. Sebbene nella Camera dei Deputati e nel Senato della Repubblica sia doveroso usare un linguaggio “consono all’aula”, scivoloni e strafalcioni linguistici non sono stati certamente pochi ed è assodato che durante gli interventi dei deputati è possibile che, durante l’esercizio retorico, possano nascere modi di dire o assiomi particolari (antropologicamente validi, intendiamoci) che colpiscono particolarmente l’attenzione del pubblico e vengono puntualmente riproposti da media compiacenti e divenire infine “virali” sui social network. In riferimento a quanto accaduto ieri 23 aprile alla Camera, trovo interessante che il concetto di qualunquismo possa evolvere, se non superarsi, nel concetto di “Laqualunquismo”. Ma ora che c’entra, direte voi.. Ecco perché:

 

 

Tralasciando discorsi di tipo stilistico che sorgerebbero spontanei sull’uso del termine minchia in aula, il dato che qui interessa è che un parlamentare (Baldassarre, M5S) inviti un presidente del consiglio (Renzi, Pd) a citare un personaggio inventato dall’attore Antonio Albanese (Cetto La Qualunque, Pdp), personaggio che rappresenta un politico vizioso, corrotto e fautore di annunci elettorali altisonanti e difficili, per un certo elettorato, da respingere. Al di là dell’aspetto filologico (Baldassarre invitando a citare fa precedere “beneamata” a “minchia” mentre, per fortuna dei tifosi interisti, la lezione corretta è “beata minchia”) credo sia più utile soffermarsi sull’associazione Renzi – La Qualunque: il dualismo non lo ha creato certo ieri il deputato Baldassarre, bensì lo ha fatto il Tg4 più di un mese fa.

 

Il montaggio (abbastanza semplice) evidenzia come le dichiarazioni espresse dal premier durante la conferenza stampa del 12 marzo scorso non siano poi così dissonanti con gli estratti del film che narra le gesta di Cetto dal titolo Qualunquemente e, oltre agli ovvi sorrisi, non sorprenderebbe se a qualcuno venisse in mente una sorta di “parentela” tra le argomentazioni e gli annunci renziani con quelli laqualunqueiani. Il sorriso si fa però più amaro se pensiamo che:

1) tale accostamento è opera del Tg4 (confidiamo in un insperato intento autoironico della rete)

2) tramite La Qualunque – provocando – si evoca un modo di fare politica un po’ vecchiotto per chiunque si voglia definire “rottamatore”

3) l’accostamento (relativamente involontario) potrebbe esserci (anche stavolta) senza troppa fantasia tra l’attuale premier e uno degli ultimi presidenti del consiglio eletti (uno a caso, non vi sforzate).

Cetto La Qualunque. Fonte: Letterefilosofia.it

Cetto La Qualunque. Fonte: Letterefilosofia.it

Concludendo, non è un periodo semplice per Matteo Renzi: dopo aver rinunciato a partecipare alla partita del cuore – organizzata a Firenze pochi giorni prima delle elezioni europee – per ovvi motivi di par condicio (e, secondo alcuni, avrebbe piantato il broncio), il nostro premier, famoso per la cura dell’immagine e della comunicazione (altro aspetto che potrebbe accomunarlo a qualche predecessore) dovrà valutare se (pre) occuparsi di aver contribuito – più o meno volontariamente – alla creazione del concetto di Laqualunquismo. Pilu a parte, vista la scarsa credibilità politica del personaggio di Albanese credo debba porsi sicuramente un paio di domande (potrà, anzi, non dovrà).

Una cosa che invece dovrà (stavolta sì, dovrà) affrontare sarà dare una risposta al buon Roberto Giachetti (Pd): il vice presidente della Camera nonché compagno di partito Giachetti, tramite una lettera pubblicata sul suo sito, chiede direttamente a Renzi «Caro Matteo #machitelofafare?» di continuare a governare senza una «forte e leale tenuta della maggioranza»? Giachetti suggerisce che forse sia meglio tornare alle urne: secondo lui sarebbe la scelta più saggia da fare in un momento di precaria agibilità politica.

Se internamente al Pd si ha la sensazione che la maggioranza scricchioli, la domanda che sorge spontanea è: #matteomastaisereno?

Alla ricerca della #serenità perduta


Citare (scimmiottando, peraltro) Proust è indegno, lo ammetto. E accostare il messaggio proustiano a quello renziano è ancora peggio. Prima di iniziarvi alla filosofia dello #starsereni consiglio la visione (propedeutica) del filmato qui sotto.

Tutti sanno che queste immagini riprendono Matteo Renzi quando era segretario del Pd (partito Democratico, ci tengo a precisarlo e poi capirete perché) e ancora sindaco di Firenze. Dopo quell’#enricostaisereno Renzi scalza Enrico Letta e ne prende il posto alla guida della nazione. Chi ci legge dirà: beh, e allora? Scoperta l’acqua calda? Certo che no, ma riflettiamo sulla risonanza di quell’hashtag.

1) Visti gli sviluppi, possiamo dire che #staisereno porta con sé il valore semantico dell’antico motto «”Statte tranquillo” – “Se, come no, tranquillo è morto ammazzato!”» (e diciamo “ammazzato” per educazione).

Enrico Letta passa il testimone del governo a Matteo Renzi. Foto di tg24.sky.it

Enrico Letta passa il testimone del governo a Matteo Renzi. Foto di tg24.sky.it

2) Matteo Renzi potrebbe essere visto da alcuni come una persona che non mantiene le promesse.

3) #staisereno potrebbe diventare una tendenza. Sui social network e nella vita.

Il punto è proprio questo: quando si dice «Stai sereno» in questo momento storico, si vuole comunicare con garbo che con alta probabilità qualsiasi azione o proposito non porterà all’agognato obiettivo della missione personale che si sta faticando a raggiungere. Aggiungiamo Twitter come mezzo, un futuro (ma presente) Presidente del Consiglio come mittente, il popolo italiano (internauta e non) come destinatario e quel pizzico di sano sadismo tutto italiano che si autosfotte anche nei momenti bui. Come risultato abbiamo perfezionato la nostra frittata socio-culturale. Dirsi, autoconvincendosi «stai sereno» è come accorgersi di aver perso il portafogli e proseguire nella propria attività pensando «ma sti cazzi, dai», concludendo che arrabbiarsi non serve a nessuno e tantomeno al tuo fegato. Dunque #stiamoserenitutti, specialmente se non troviamo lavoro. Aspetti notizie dopo un colloquio in cui credi d’esser piaciuto al capo? Aspetti la mail giusta per “svoltare la giornata”? Aspetti che riaprano le graduatorie ministeriali per fare compagnia in un mare magnum dantesco ai supplenti precari? Non arriverà nulla di tutto ciò, per cui #staisereno e goditi la giornata, facendo dell’hashtag in questione un mantra fondamentale per resistere. Altrimenti Pd ricorderà più una bestemmia abbreviata piuttosto che il nome di un partito. Democratico (Pd appunto). Altrimenti rischiamo di trascorrere mesi interi con la faccia che aveva Letta nella foto poco sopra.

Una cosa però dobbiamo farla, e tutti. Pensare liberamente e informarci autonomamente, sganciandoci da blocchi ideologici o dalle logiche di partito. Tanto è inutile, non capiremo (spesso per eccesso di prosciutto sugli occhi) mai il senso di tutti i provvedimenti attuati da un governo e sempre meno verranno rispettati gli impegni presi da questo e quello nelle varie campagne elettorali.

Ah, cosa più importante: mai rinunciare all’esposizione del proprio pensiero. #serenamente e con educazione of course.

 

Monterotondo: “Noi, coppia gay siamo felici per il Ruc Ma nella nostra città c’è troppo bigottismo”


Anche se per ora di concreto c’è ben poco, l’idea di creare un Registro per le unioni civili a Monterotondo ha creato molto entusiasmo in città e non solo. Anche perché, dicono in molti, il Ruc potrebbe essere uno strumento valido e utile. Soprattutto in una città come Monterotondo dove risiedono molte persone e coppie gay che potrebbero trovare nel Ruc uno strumento utile. Ne sono convinte ad esempio Sharon Turchetta e Federica Canale, una giovane coppia di ragazze di 25 anni. Monterotondese con un impiego a Capena e la passione per la chitarra la prima, romana la seconda, Sharon e Federica pensano che il Ruc eretino sia il primo passo per cambiare le cose. “Bisogna dare meno peso alle convenzioni sociali”.
Federica e Sharon 1
Cosa pensate dell’impegno preso dal comune di Monterotondo?
Federica: “Non penso che il comune abbia avanzato la proposta per per accattivarsi i voti in prossimità di imminenti elezioni. Spero davvero che vada tutto in porto”.
Sharon: “Io credo che sia un progetto in cui i promotori credano davvero. Dobbiamo confrontarci con la società attuale: il presente ha coppie eterosessuali e omosessuali che vogliono avere il diritto di unirsi legalmente”.
Come pensate che reagirà la cittadinanza monterotondese quando il RUC sarà attivo?
Sharon: “Io mi rendo conto che a Monterotondo ci sono tanti ragazzi e ragazze omosessuali ma molti fanno ancora finta di non esserlo. Secondo me la cultura eretina è ancora bigotta ma forse i tempi sono finalmente maturi per aprire gli orizzonti culturali. Purtroppo molte famiglie non accettano il figlio come individuo a seconda dei propri gusti sessuali”.
Prevedete quindi un boom di richieste?
Sharon: “Secondo me sì vista anche l’alta percentuale di gay a Monterotondo e personalmente farò richiesta. Credo che questo possa spronare a vivere con tranquillità il proprio rapporto con la persona che ama. Noto che viene data troppo importanza alle apparenze e chi aderisce per primo a iniziative simili spesso ha paura”.
Consigliereste a vostri amici gay di esortare il proprio comune a creare un registro di unioni civili?
Federica: “Assolutamente sì. È auspicabile sollecitare l’intervento dei comuni: visto che in tanti espatriano per sposarsi perché non legittimare l’unione a casa nostra? Sarebbe naturale e meraviglioso”.
In famiglia come avete vissuto la vostra omosessualità? Avete avuto problemi a dichiararvi?  
Federica: “Quando ero più piccola è stato difficile dirlo a mia madre ma dopo averglielo detto abbiamo ripreso un rapporto favoloso”.
Notate una maggiore apertura culturale nei confronti dell’omosessualità negli ultimi anni?
Sharon: “Sì, visto che mi rendo conto che la cosa viene vista con più tranquillità e senza particolari turbamenti d’animo da gran parte delle persone. Alcuni invece quando sanno che sei omosessuale hanno uno sguardo tra il preoccupato e l’inorridito, come se fossi vittima di un tumore. Conosco molte persone che una volta dichiaratesi sono state cacciate di casa dai genitori, apostrofate come esseri schifosi o cose irripetibili: ognuno vale per quel che è, indipendentemente dai propri gusti sessuali”.
Che percentuale di intolleranza c’è secondo voi?
Sharon: “Ultimamente forse ci sono più persone che non si pongono il problema. Credo sia sbagliata l’impostazione iniziale che da piccoli abbiamo un modello rigido che spesso viene caldamente consigliato per motivi di immagine, se non imposto. A un bambino dev’essere data una tavolozza di colori e poi è lui a scegliere il colore preferito: se gli offri solo un colore ovviamente il bimbo sceglierà sempre quello. Ognuno deve stare bene con sé stesso rispettando sempre gli altri. Quando ho capito chi ero sono stata male fino a 19 anni perché mi sentivo strana, quasi in colpa, senza capire perché e cosa avessi io di sbagliato. Dopo un brutto periodo ho capito che il problema era tirare fuori quello che avevo dentro. Bisogna dare meno peso alle convenzioni sociali”.
Quali potrebbero essere le eventuali politiche o iniziative territoriali per educare al rispetto reciproco combattendo il razzismo e l’omofobia?
Sharon: “In primo luogo spero che quando il RUC verrà reso attivo a Monterotondo ci sarà maggiore pubblicità sull’iniziativa. Credo inoltre che l’educazione debba partire dalle scuole: essa dovrebbe insegnare che così come si è si è giusti. Ogni bambino dev’essere libero di fare la scuola che ritiene più adatta, senza pressioni e così dovrebbe essere anche con i gusti sessuali”.
Articolo pubblicato su Tiburno il 4/03/2014 e su Tiburno.tv l’11/03/2014,